L'impugnazione del testamento è una tematica importante e che, allo stesso modo, tende a sollevare molti dubbi e perplessità. È doveroso, innanzitutto, spiegare brevemente cosa vuol dire impugnare un testamento. Impugnare un testamento significa contestarne la validità davanti a un giudice. Chi lo impugna sostiene che il testamento presenti vizi di forma, sia stato redatto sotto costrizione o in condizioni di incapacità del testatore, oppure leda i diritti di legittimari. In questo articolo andremo a vedere quando può essere impugnato il testamento, qual è la procedura da seguire e chi sono i soggetti legittimati a farlo.
L'impugnazione del testamento può essere effettuata:
In caso di testamento olografo, la nullità può essere dichiarata quando:
In assenza di uno o più dei suddetti requisiti, il testamento potrebbe essere dichiarato da un giudice nullo.
In caso di testamento pubblico, la nullità potrebbe verificarsi quando:
Se il testamento è segreto, la nullità si ha quando:
Affinché un testamento possa essere dichiarato nullo bisognerà avviare un procedimento giuridico. Non a caso, il testamento sarà considerato valido fino a quando un'apposita sentenza del giudice non ne sancirà la nullità. A quel punto, non si produrrà alcun effetto legato alle disposizioni testamentarie in quanto è come se il testamento non fosse mai esistito. Qualora non fossero presenti ulteriori disposizioni testamentarie, si procederà con l'apertura della successione legittima.
Il testamento è annullabile quando la data apposta sullo stesso è incompleta oppure quando il testatore non è capace di intendere e di volere (minori, inabilitati, interdetti). Un'altra ipotesi di annullabilità si ha quando le disposizioni testamentarie siano state disposte per violenza, errore o dolo. In quest'ultimo caso, infatti, si presume che il testamento non sia espressione della volontà del testatore.
Sono diverse le ipotesi che potrebbero rendere annullabile anche un testamento pubblico. Ad esempio, un testamento potrebbe essere annullato quando:
Infine, ci sono delle circostanze passibili di causare l'annullamento anche di un testamento segreto, come ad esempio l'assenza di alcuni fogli o dell'intero verbale di ricezione. Anche in questo caso, comunque, serve sempre una sentenza di annullamento da parte del giudice.
Potrebbe venire naturale chiedersi quale sia, in sostanza, la differenza tra la nullità e l'annullabilità del testamento. In sostanza, un testamento può essere fatto dichiarare nullo da chiunque ve ne abbia l'interesse, in qualsiasi momento. Di contro, c'è un periodo di tempo entro il quale è possibile richiedere l'annullabilità.
L'ultimo motivo di impugnazione del testamento è quando lo stesso sia lesivo della quota di legittima. In tutti questi casi è possibile procedere con l'esercizio dell'azione di riduzione. Contrariamente alle ipotesi di nullità e annullabilità, l'azione di riduzione non mira a rendere nullo il testamento bensì a fare in modo che il soggetto leso o escluso dal testamento possa accedere alla propria quota di legittima.
Chiunque abbia un interesse legittimo o vanti dei diritti sull'eredità di cui si parla potrebbe impugnare il testamento. In generale, possono impugnare il testamento i cosiddetti legittimari, cioè i parenti stretti del defunto, in particolare coniuge e figli e, in assenza di questi, gli ascendenti. I legittimari sono coloro che per legge hanno diritto ad accedere ad una quota minima di eredità, indipendentemente dalle volontà del testatore. Qualora ciò non avvenga, il legittimario leso o pretermesso potrà procedere con l'impugnazione del testamento.
La procedura da seguire per l'impugnazione del testamento può variare a seconda del fatto che si intende richiedere la nullità, valutare l'annullabilità oppure esercitare l'azione di riduzione. Per l'avvio di un'azione di riduzione è chiaramente necessario fare una causa, con l'invio di una lettera di messa in mora. Successivamente, comincerà il processo di mediazione e, qualora lo stesso non dovesse andare a buon fine, si ricorrerà al giudizio finale.
Nel caso in cui il giudice dia ragione ai legittimari, sarà necessario effettuare altri adempimenti, a partire alla ricostruzione dell'asse ereditario. Si tratta, infatti, di un passaggio imprescindibile al fine di poter stabilire la quota di eredità spettante all'erede leso o escluso dall'eredità.
Per le altre casistiche considerate, la procedura potrebbe prevedere ulteriori step. Nel caso in cui, ad esempio, s'intenda impugnare il testamento perché si presume che il testatore non fosse capace d'intendere e di volere, è probabile che ci sarà bisogno di una perizia medico-legale.
Indipendentemente dalla casistica oggetto di impugnazione, si comincia sempre con l'obbligatoria procedura di mediazione dinanzi ad un organismo di mediazione. In caso di mancato accordo tra le parti, spetterà al giudice del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione pronunciarsi sulla questione. Prima di avventurarsi in lunghe e costose battaglie legali, è consigliabile chiedere la consulenza di un notaio oppure di un avvocato esperto in successioni.
Il termine di prescrizione per impugnare il testamento non è fisso ma ciò che è certo è che l'impugnazione non potrà mai essere effettuata prima della morte del testatore. In caso di testamento pubblico, qualora si presuma che lo stesso sia stato scritto da persona incapace d'intendere e di volere, i termini di prescrizione sono pari a 5 anni. Il termine di 5 anni si applica anche se si ritiene che il testamento presenti vizi di dolo, violenza o errore. Stesso discorso per i testamenti redatti con vizi di forma. Se, invece, oggetto della disputa è la violazione della quota di legittima, il termine di prescrizione sale a 10 anni.
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